Corte d'Appello Roma, sentenza 17/09/2024, n. 2845

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Sul provvedimento

Citazione :
Corte d'Appello Roma, sentenza 17/09/2024, n. 2845
Giurisdizione : Corte d'Appello Roma
Numero : 2845
Data del deposito : 17 settembre 2024

Testo completo

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
CORTE DI APPELLO DI ROMA
IV SEZIONE LAVORO
La Corte, composta dai signori magistrati:
- dott. Alessandro Nunziata Presidente
- dott.ssa Gabriella Piantadosi Consigliere rel.
- dott.ssa Alessandra Lucarino Consigliere
all'udienza del 10.9.2024 ha pronunciato la presente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 2639/2020 R.G. (a cui è stata riunita la causa n. 2660/2020 R.G.) vertente
TRA
NA NT, elettivamente domiciliato in Roma, al Viale Giulio Cesare n.71, presso lo studio dell'Avv. Maurizio Bellucci che, unitamente e disgiuntamente, all'Avv. Fabrizio D.
Mastrangeli lo rappresenta e difende in forza di procura in atti
RICORRENTE IN RIASSUNZIONE E RESISTENTE IN RIASSUNZIONE
E
CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA E ASSISTENZA DEI DOTTORI
COMMERCIALISTI (CNPADC), nella persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa, giusta delega in atti, anche disgiuntamente tra loro, dagli Avv.ti Angelo Pandolfo e Silvia Lucantoni, presso il cui studio elettivamente domicilia in Roma, alla via Barberini n. 47
RESISTENTE IN RIASSUNZIONE E RICORRENTE IN RIASSUNZIONE
avente ad oggetto: giudizio di rinvio a seguito della sentenza della Corte di Cassazione n. 14377/2020
(avente ad oggetto la sentenza della Corte d'Appello di Roma, Sez. lavoro n. 10501/2013 depositata il 7.3.2014)

Conclusioni: come in atti.
IN FATTO E IN DIRITTO
1. Preliminarmente, giova sintetizzare lo svolgimento dei precedenti gradi di giudizio.
1 1.1. Con ricorso depositato innanzi al Tribunale di Latina, in funzione di giudice del lavoro, in data 10.2.2011 NA TO, dottore commercialista iscritto all'Ordine professionale di Latina dall'1.12.1973 ed iscritto alla Cassa di Previdenza e assistenza dei dottori commercialisti dall'1.1.1974, esponeva che: - nel 1993 aveva ricoperto, per il periodo di cinque mesi (dal 14.10.1993 al 13.03.1994), la carica di amministratore unico e socio di maggioranza della società “Alta Moda
s.r.l.”: e ciò a seguito delle dimissioni dell'altro amministratore;
- successivamente, dal 13.3.1994 sino al 18.4.2000 aveva composto, unitamente all'altro socio CO IO, il consiglio di amministrazione (costituito dai due soci/amministratori);
- la predetta carica di amministratore gli era stata conferita su specifico mandato in ragione della sua competenza professionale, per la gestione del settore amministrativo/contabile della società, mentre della parte commerciale si occupava l'altro socio;
- in data 31.3.2009 aveva presentato presso la Cassa di Previdenza dei dottori commercialisti domanda di pensione di vecchiaia anticipata;
- tuttavia, con comunicazione del 4.5.2009, la Cassa aveva evidenziato che nei suoi confronti era stato avviato un procedimento di verifica della sussistenza di situazioni di incompatibilità in relazione alla posizione assunta nella società “Alta
Moda s.r.l.”, chiedendo che, in proposito, venisse trasmessa documentazione ritenuta rilevante;
- nonostante la documentazione ed i chiarimenti forniti, con raccomandata del 16.7.2009 la Cassa gli aveva comunicato che la giunta esecutiva aveva deliberato “di annullare al Dott. NA TO dell'Ordine di Latina, per accertata incompatibilità con esercizio della professione di dottore commercialista, le annualità di iscrizione dal 1994 (anno successivo l'assunzione della carica di amministratore Unico e socio al 70%) al 1999 (anno antecedente la rimozione della suddetta carica)
a fronte della carica di Amministratore Unico/Amministratore e socio di maggioranza (70%) assunta dal Dottor NA all'interno della società Alta moda srl, visto l'oggetto commerciale e la non inattività della stessa”;
- con delibera del Consiglio di Amministrazione della Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei dottori commercialisti n. 110/10/A.A.GG. del 24.03.2010 era stato respinto il ricorso avanzato in via amministrativa.
Evidenziata l'illegittimità del provvedimento di annullamento, NA TO chiedeva che venisse accertata e dichiarata l'illegittimità della cancellazione dell'iscrizione alla cassa previdenziale dal 1994 al 1999, innanzi tutto per difetto di competenza della CNPADC ad emettere un simile provvedimento e inoltre in quanto, in ogni caso, non sussisteva la dedotta causa di incompatibilità, in quanto il ricorrente stesso non aveva svolto in favore della società “Alta Moda” alcuna attività commerciale ma si era limitato a svolgere compiti di amministrazione e incarichi di consulenza contabile e fiscale, peraltro tutti “parcellati” con il contributo integrativo previdenziale. In particolare, chiedeva l'accoglimento delle seguenti conclusioni: “a) Accertare e dichiarare il diritto del dott.
NA a vedersi riconosciuta l'iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei Dottori
2 commercialisti per il periodo dal 1994 al 1999;
b) Per l'effetto condannare la Cassa Nazionale di previdenza e assistenza dei Dottori commercialisti a corrispondere al Dott. NA la pensione di vecchiaia anticipata nelle forme di legge con decorrenza dalla data che risulterà di giustizia, oltre rivalutazione monetaria dal dovuto sino all'effettivo soddisfo. Oltre spese, funzioni ed onorari del presente procedimento
”.
Si costituiva in giudizio la Cassa di previdenza, rivendicando la legittimità del proprio provvedimento di annullamento dell'iscrizione per gli anni specificati in ragione della propria autonomia ordinamentale rispetto al regime di disciplina dell'Ordine dei dottori commercialisti e sostenendo la sussistenza della causa di incompatibilità in capo al ricorrente in relazione al periodo in contestazione. Chiedeva al giudice del lavoro di Latina di “rigettare il ricorso perché infondato in fatto ed in diritto”, con vittoria di spese.
Con sentenza n. 3329 del 18 novembre 2011 il Tribunale di Latina così decideva: “- dichiara il diritto di NA TO a vedersi riconosciuta l'iscrizione alla Cassa Nazionale di Previdenza e
Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti per il periodo dal 1994 al 1999;
- condanna la Cassa

Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti a corrispondere a NA
TO la pensione di vecchiaia anticipata nelle forme e con la decorrenza di legge, oltre interessi legali dal dì del dovuto al saldo;
- condanna la Cassa di Previdenza e Assistenza a favore dei Dottori

Commercialisti al pagamento delle spese del giudizio sostenute da parte ricorrente, che liquida in complessivi € 1.800, comprensivi di diritti ed onorari, oltre spese generali, IVA e CPA come per legge”.
La decisione si fondava, in particolare, sull'argomentazione - sostenuta anche da giurisprudenza di legittimità - secondo cui “l'art. 22 della legge 29 gennaio 1986, n. 21 attribuisce alla Cassa di
Previdenza e Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti solo il potere di accertare la continuità dell'esercizio della professione e non anche quello di verificare la regolarità dell'iscrizione o di adottare i provvedimenti di cancellazione dall'albo che, invece, ai sensi dell'art. 34 del D.P.R. 27 ottobre 1953, n. 1067 appartengono alla competenza esclusiva del Consiglio dell'ordine e, in ragione della gravità degli effetti, sono assistiti da specifiche garanzie, quali l'audizione dell'interessato e la possibilità di proporre ricorso, avente efficacia sospensiva della misura”;
pertanto, era illegittimo il provvedimento di diniego della prestazione previdenziale adottato dalla Cassa di Previdenza e
Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti “per aver ravvisato una situazione di incompatibilità idonea a determinare la cancellazione”, così implicitamente statuendo “anche sul diritto all'iscrizione all'albo dell'interessato, senza che quest'ultimo potesse neppure avvalersi delle garanzie in tale ambito previste, contemplate solo nei confronti delle decisioni del Consiglio dell'Ordine”.
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In definitiva, secondo il Tribunale era illegittima, con riferimento alla posizione del ricorrente
NA TO, la cancellazione del periodo contributivo dal 1994 al 1999 “per essere del tutto incompetente la Cassa resistente ad adottare il provvedimento impugnato, spettando esclusivamente al Consiglio dell'Ordine verificare la regolarità dell'iscrizione all'albo o adottare i provvedimenti di cancellazione dallo stesso”.
1.2. Avverso tale decisione proponeva ricorso in appello la Cassa, chiedendo la riforma della sentenza di primo grado.
Si costituiva in giudizio NA TO, confutando le deduzioni avversarie e chiedendo la reiezione dell'atto di gravame.
Con sentenza n. 10501/2013 la Corte di Appello di Roma, Sezione lavoro confermava la sentenza del Tribunale di Latina n. 3329/2011, condividendone le motivazioni e facendo proprio
l'orientamento espresso dalla Corte di Cassazione nella sentenza 13853 del 23 giugno 2009, secondo cui: - i provvedimenti di cancellazione all'albo dei dottori commercialisti, in caso di situazioni di incompatibilità competono, per legge, solo al Consiglio dell'Ordine, tenuto a seguire un preciso procedimento, assistito da specifiche garanzie, quali l'audizione dell'interessato e la possibilità di proporre ricorso, con sospensione dell'efficacia del provvedimento;
- nessuna disposizione attribuisce, invece, alla Cassa il potere di cancellazione dall'albo né il potere di verifica della regolarità dell'iscrizione, essendo ad essa demandato unicamente un altro tipo di accertamento, e precisamente la verifica dell'esercizio della professione con carattere di continuità. Sosteneva, altresì, la Corte territoriale che nella specie era incontestato l'esercizio di fatto dell'attività professionale con carattere di continuità da parte del ricorrente, unico oggetto della verifica demandata alla Cassa, mentre il rifiuto della prestazione previdenziale si era basata esclusivamente sulla ritenuta esistenza di una situazione di incompatibilità, con sconfinamento in un settore (quello della regolarità dell'iscrizione all'albo) estraneo alle sue competenze: “ogni verifica, non già sullo svolgimento, in punto di fatto, dell'esercizio della professione, ma anche sulla
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