TAR Catania, sez. IV, sentenza 2018-11-23, n. 201802233

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Sul provvedimento

Citazione :
TAR Catania, sez. IV, sentenza 2018-11-23, n. 201802233
Giurisdizione : Tribunale amministrativo regionale - Catania
Numero : 201802233
Data del deposito : 23 novembre 2018
Fonte ufficiale :

Testo completo

Pubblicato il 23/11/2018

N. 02233/2018 REG.PROV.COLL.

N. 01589/2017 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1589 del 2017, proposto da
B M, M M C, V G, A V, M M V, S T, T C A, rappresentati e difesi dagli avvocati C P, N P, con domicilio eletto presso lo studio C P in Catania, via Alberto Mario 12;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore , rappresentati e difesi dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata ex lege in Catania, via Vecchia Ognina, 149;

per l'annullamento

Previa sospensione cautelare degli effetti

dei seguenti atti e/o provvedimenti riferibili alla ricorrente, M M C:

- il verbale del 06/04/2017 numero 84, redatto dai componenti la Terza Sottocommissione per gli esami di Avvocato Sessione per l’anno 2016 di Lecce, relativo alla correzione degli elaborati della ricorrente: “parere in materia regolata dal codice civile”, “parere in materia regolata dal codice penale” e “atto giudiziario”, contraddistinti col numero 185;

- il consequenziale provvedimento implicito di non idoneità alla prova orale, emesso dalla Commissione per l’esame di Avvocato presso la Corte d’Appello di Catania (con la pubblicazione dell’elenco dei candidati ammessi alle prove orali, avvenuta il 24/06/2017);

- ogni altro atto o provvedimento, anche di natura istruttoria, antecedente o successivo, comunque presupposto, connesso e/o consequenziale (ivi compresi, ove occorra, l’elenco ed ogni altro atto e/o provvedimento relativi all’indicazione dei candidati ammessi alle prove orali nella parte in cui non comprendono il ricorrente);

dei seguenti atti e/o provvedimenti riferibili alla candidata Bruna Maria Magrì:

- il verbale del 09/05/2017 numero 98, redatto dai componenti la Quarta Sottocommissione per gli esami di Avvocato Sessione per l’anno 2016 di Lecce, limitatamente alla correzione dei due elaborati della ricorrente: “parere in materia regolata dal codice penale”, “atto giudiziario”, contraddistinti col numero 469;

- il consequenziale provvedimento implicito di non idoneità alla prova orale, emesso dalla Commissione per l’esame di Avvocato presso la Corte d’Appello di Catania (con la pubblicazione dell’elenco dei candidati ammessi alle prove orali, avvenuta il 24/06/2016);

- ogni altro atto o provvedimento, anche di natura istruttoria, antecedente o successivo, comunque presupposto, connesso e/o consequenziale (ivi compresi, ove occorra, l’elenco ed ogni altro atto e/o provvedimento relativi all’indicazione dei candidati ammessi alle prove orali nella parte in cui non comprendono il ricorrente).

dei seguenti atti e/o provvedimenti riferibili alla candidata odierna ricorrente, T C A:

- il verbale del 24/03/2017 numero 71, redatto dai componenti la Seconda Sottocommissione per gli esami di Avvocato Sessione per l’anno 2016 di Lecce, limitatamente alla correzione degli elaborati della ricorrente: “parere in materia regolata dal codice penale” e “l’atto giudiziario”, contraddistinti col numero 658;

- il consequenziale provvedimento implicito di non idoneità alla prova orale, emesso dalla Commissione per l’esame di Avvocato presso la Corte d’Appello di Catania (con la pubblicazione dell’elenco dei candidati ammessi alle prove orali, avvenuta il 30/06/2016);

- ogni altro atto o provvedimento, anche di natura istruttoria, antecedente o successivo, comunque presupposto, connesso e/o consequenziale (ivi compresi, ove occorra, l’elenco ed ogni altro atto e/o provvedimento relativi all’indicazione dei candidati ammessi alle prove orali nella parte in cui non comprendono il ricorrente).

dei seguenti atti e/o provvedimenti riferibili al candidato, odierno ricorrente, S T:

- il verbale del 30/03/2017 numero 76, redatto dai componenti la Terza Sottocommissione per gli esami di Avvocato Sessione per l’anno 2016 di Lecce, la correzione degli elaborati del ricorrente: “parere in materia regolata dal codice civile”, “parere in materia regolata in materia dal codice penale” e “atto giudiziario”, contraddistinti col numero 160;

- il consequenziale provvedimento implicito di non idoneità alla prova orale, emesso dalla Commissione per l’esame di Avvocato presso la Corte d’Appello di Catania (con la pubblicazione dell’elenco dei candidati ammessi alle prove orali, avvenuta il 24/06/2016);

- ogni altro atto o provvedimento, anche di natura istruttoria, antecedente o successivo, comunque presupposto, connesso e/o consequenziale (ivi compresi, ove occorra, l’elenco ed ogni altro atto e/o provvedimento relativi all’indicazione dei candidati ammessi alle prove orali nella parte in cui non comprendono il ricorrente);

dei seguenti atti e/o provvedimenti riferibili alla candidata odierna ricorrente, M M V:

- il verbale del 07/03/2017 numero 49, redatto dai componenti la Quarta Sottocommissione per gli esami di Avvocato Sessione per l’anno 2016 di Lecce, limitatamente alla correzione dei due elaborati della ricorrente: “parere in materia regolata dal codice civile” e “atto giudiziario”, contrassegnati dal numero 321;

- il consequenziale provvedimento implicito di non idoneità alla prova orale, emesso dalla Commissione per l’esame di Avvocato presso la Corte d’Appello di Catania (con la pubblicazione dell’elenco dei candidati ammessi alle prove orali, avvenuta il 24/06/2016);

- ogni altro atto o provvedimento, anche di natura istruttoria, antecedente o successivo, comunque presupposto, connesso e/o consequenziale (ivi compresi, ove occorra, l’elenco ed ogni altro atto e/o provvedimento relativi all’indicazione dei candidati ammessi alle prove orali nella parte in cui non comprendono il ricorrente);

dei seguenti atti e/o provvedimenti riferibili alla candidata odierna ricorrente, A V:

- il verbale del 24/03/2017 numero 70, redatto dai componenti della Seconda Sottocommissione per gli esami di Avvocato Sessione per l’ anno 2016 di Lecce, limitatamente alla correzione dei due elaborati della ricorrente: “parere in materia regolata dal codice civile”, “parere in materia regolata dal codice penale, contraddistinti col numero 877 ;

- il consequenziale provvedimento implicito di non idoneità alla prova orale, emesso dalla Commissione per l’esame di Avvocato presso la Corte d’Appello di Catania (con la pubblicazione dell’elenco dei candidati ammessi alle prove orali, avvenuta il 24/06/2016);

- ogni altro atto o provvedimento, anche di natura istruttoria, antecedente o successivo, comunque presupposto, connesso e/o consequenziale (ivi compresi, ove occorra, l’elenco ed ogni altro atto e/o provvedimento relativi all’indicazione dei candidati ammessi alle prove orali nella parte in cui non comprendono il ricorrente);

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 ottobre 2018 il dott. M A P F e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

I ricorrenti svolgevano le prove scritte per l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense anno 2016 presso la Corte d’Appello di Catania. I loro elaborati sono stati corretti dalla Sottocommissione costituita presso la Corte d’Appello di Lecce. All’esito della correzione, i ricorrenti riportavano un punteggio complessivo insufficiente – poiché inferiore al punteggio minimo di 90/150 – per essere ammessi a sostenere le successive prove orali.

Non persuasi della correttezza delle valutazioni operate dalla suindicata commissione, i ricorrenti impugnavano i verbali che le contenevano con ricorso notificato in data 08.09.2017 e depositato presso gli uffici di segreteria del T.A.R. adito il 26.09.2017, domandandone l’annullamento, previa sospensione cautelare degli effetti, perché illegittimo per i seguenti motivi: 1) difetto di motivazione da insufficienza del voto numerico;
2) falsa applicazione dell’art.23 co.5, dell’art.24 co.1, dell’art.17 bis R.D. 22 gennaio 1934 n.37, come novellato dal D.L. 21 maggio 2003 n.112, come modificato dalla legge di conversione del 18 luglio 2003 n.180, violazione degli artt.3 e 97 Cost. per irrazionalità ed illogicità della richiamata normativa, violazione degli artt.24 e 113 Cost.;
3) eccesso di potere per travisamento e genericità, violazione sotto altro profilo dell’art.3 L. n.241/1990;
4) violazione dell’art.22 R.D. 27 novembre 1933 n.1578, come sostituito dall’art.1 bis D.L. 21 maggio 2003 n.112 nel testo modificato dalla legge di conversione, violazione sotto altro profilo dell’art.3 L. n.241/1990 n.241, eccesso di potere per violazione del verbale del 9 dicembre 2010 della Commissione presso il Ministero della Giustizia.

Si costituiva in giudizio per l’Amministrazione intimata l’Avvocatura dello Stato opponendosi all’accoglimento del ricorso.

Con ordinanza depositata il 21.10.2017 il Collegio accoglieva la domanda cautelare proposta dalla ricorrente, disponendo la ricorrezione degli elaborati.

Dopo di che, i ricorrenti C M M e T S presentavano un’istanza volta ad ottenere l’esecuzione della predetta ordinanza cautelare mediante una ulteriore nuova correzione dei loro elaborati, considerato che il riferimento nel verbale delle operazioni di ricorrezione loro comunicato riportava l’erronea indicazione della Corte di Appello di Palermo quale Distretto di provenienza degli elaborati corretti.

All’udienza pubblica del 25.10.2018 si presentava soltanto l’Avvocatura dello Stato ed il Collegio tratteneva il ricorso in decisione.

DIRITTO

Il Collegio osserva che l’istanza dei ricorrenti C M M e T S volta ad ottenere l’esecuzione dell’ordinanza cautelare depositata il 21 ottobre 2017 non può essere accolta, poiché l’erronea indicazione della Corte di Appello di provenienza degli elaborati, unitamente alla valutazione nuovamente insufficiente degli elaborati riesaminati, imponeva un’espressa impugnazione tramite ricorso per motivi aggiunti che non è stata in modo alcuno proposta.

Di conseguenza, il ricorso va dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse nei confronti dei predetti ricorrenti.

Con riguardo agli altri ricorrenti, invece, il Collegio osserva che non sono stati prodotti i documenti comprovanti l’esito della ricorrezione degli elaborati disposta con la richiamata ordinanza cautelare. Donde, l’impossibilità di sapere se i predetti ricorrenti siano stati ammessi o meno alla successiva prova orale dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense, tanto più considerato che il loro procuratore non è neanche comparso all’udienza pubblica del 25 ottobre 2018 per rendere i necessari chiarimenti.

Pertanto, nei loro confronti il ricorso va deciso nel merito.

Con i primi due motivi i ricorrenti sostanzialmente contestano l’insufficienza ed inadeguatezza del voto numerico ad esprimere una compiuta valutazione della prova sostenuta dai candidati ed a costituire valida motivazione della loro non ammissione alla prova orale dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense.

Il Collegio osserva che, secondo quanto affermato dal Consiglio di Stato nell’Adunanza Plenaria del 17.01.2018 n.7, « Non è immediatamente applicabile alle prove d'esame di stato l'abilitazione all'esercizio della professione forense svolte negli anni precedenti e da svolgersi anche nell'anno 2017, l'articolo 46, comma V, della legge sulla nuova disciplina dell'Ordinamento forense, che, in sede di valutazione delle prove scritte dell'esame di stato, prescrive che la commissione annota le osservazioni positive o negative nei vari punti di ciascun elaborato, le quali costituiscono motivazione del voto che viene espresso con un numero pari alla somma dei voti espressi dai singoli componenti, dovendosi ritenere che il rinvio temporale dell'applicazione della nuova disciplina, contenuto nell'articolo 49 della sopra citata legge, vada riferito all'intero procedimento di abilitazione e non solo a parte di esso e segnatamente con esclusione della norma che introduce il nuovo criterio di valutazione delle prove scritte (nel caso in esame l'Adunanza plenaria ha anche riaffermato l'orientamento giurisprudenziale secondo cui, in attesa della entrata in vigore della nuovo disciplina sull'esame di abilitazione, è idoneo il solo voto numerico, attribuito in base a criteri predeterminati dalla commissione, a esprimere e sintetizzare il suo giudizio tecnico - discrezionale, senza ulteriori oneri motivazionali)».

L’indirizzo sancito dall’Adunanza Plenaria n.7/2017 va condiviso, essendo ormai seguito dalla prevalente giurisprudenza.

Pertanto, non può ritenersi illegittima la valutazione espressa soltanto con il voto numerico dalla Sottocommissione istituita presso la Corte di Appello di Lecce.

Né, peraltro, sarebbe possibile per il Giudice Amministrativo sostituire il proprio giudizio a quello espresso dalla Sottocommissione sugli elaborati dei ricorrenti, come richiesto in parte nel secondo e soprattutto nel terzo motivo di ricorso, ostandovi, il consolidato orientamento giurisprudenziale, espresso dalla Corte di Cassazione, secondo cui « il giudice non può sostituire il giudizio della commissione con un proprio diverso giudizio, entrando nel merito delle valutazioni. Il giudice può ritenere il provvedimento che esprime il giudizio illegittimo solo quando sia affetto da vizi di estrema gravità: "illogicità manifesta" o "travisamento del fatto" » (cfr. Cass. civ., sez. un. n. 18079 del 15 settembre 2015;
idem n. 8412 del 28 maggio 2012). Il tal senso si è espresso anche il Consiglio di Stato, affermando che "...a) il sindacato di legittimità del giudice amministrativo è limitato al riscontro del vizio di eccesso di potere per manifesta illogicità, con riferimento ad ipotesi di erroneità o irragionevolezza riscontrabili ab externo e ictu oculi dalla sola lettura degli atti, che nella fattispecie non è dato riscontrare..." (cfr. Cons. Stato, parere n. 1007/2017;
nello stesso senso, Cons. Stato, Sez. IV, 23 maggio 2016, n. 2110). La valutazione degli elaborati costituisce, pertanto, espressione di un giudizio discrezionale, sul quale il sindacato di legittimità del giudice amministrativo, essendo la vicenda non ricompresa tra le eccezionali ipotesi tassativamente attribuite alla giurisdizione di merito del giudice amministrativo ex art. 134 c.p.a. (cfr. Ad. plen., n. 5 del 2015), è soltanto estrinseco in quanto limitato al riscontro effettivo del vizio di eccesso di potere;
né è consentito al giudice della legittimità sovrapporre alle valutazioni della Commissione la personale valutazione di un soggetto terzo - qualunque sia il livello di conoscenza ed esperienza - in quanto spetta in via esclusiva alla sottocommissione la competenza a valutare gli elaborati degli esaminandi (sotto questo profilo è costante la massima per cui sono inutilizzabili i pareri pro veritate, cfr. da ultimo Cons. Stato, Sez. IV, n. 5726 del 2017). Infatti, il giudizio tecnico discrezionale della Commissione esaminatrice riguarda vari profili (il modo in cui è stato redatto l'elaborato scritto in relazione al caso concreto, la soluzione giuridica prospettata, la pertinenza delle norme giuridiche richiamate, la menzione delle massime giurisprudenziali formatesi sul caso specifico affrontato e dell'orientamento prevalente, la chiarezza espositiva, la forma sintattica e la stessa logica emergente dall'elaborato, ecc.), la valutazione dei quali implica all'evidenza un sindacato pregnante consentito, in sede di legittimità, soltanto a fronte della abnormità dell'operato valutativo della commissione, come si è detto qui non emergente (Cons. giust. amm., n. 8628 del 22 dicembre 2009) (Consiglio di Stato, sez. IV, 18/01/2018, n. 299).

Di conseguenza, nessuna valutazione può essere compiuta sulle valutazioni espresse dalla Sottocommissione istituita presso la Corte di Appello di Lecce sugli elaborati dei ricorrenti, non essendo stati dedotti, né provati, abnormi incongruità.

Anche il terzo motivo è, dunque, infondato.

Con il quarto motivo si lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art.22 R.D. n.1578/1933, l’eccesso di potere per violazione del verbale del 9 dicembre 2010 della Commissione Centrale istituita presso il Ministero della Giustizia, poiché la Sottocommissione istituita presso la Corte di Appello di Lecce avrebbe dovuto procedere alla correzione degli elaborati della ricorrente nella composizione prevista dalla legge, e poiché il tempo impiegato per lo scrutinio di ciascun elaborato, pari a circa 4 minuti, appare manifestamente esiguo.

Il Collegio osserva che, secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza ormai consolidata del Consiglio di Stato: « a) sia nella disciplina previgente che in quella riformata non emergono preclusioni, sul piano della ratio normativa e della sua ragionevolezza, a che i componenti titolari possano essere sostituiti da componenti supplenti appartenenti a diversa categoria professionale;
b) l'art. 47 della l. n. 247 del 2012, non impone la regola della infungibilità delle tre categorie professionali, limitandosi a sostituire l'art. 22, comma 3 del r.d.l. n. 1578 del 1933 in riferimento alla composizione della commissione (composta non più da due magistrati, due avvocati e un professore universitario, bensì da un magistrato, tre avvocati e un professore universitario);
c) l'art. 22, comma 5 cit., secondo il quale "i supplenti intervengono nella commissione e nelle sottocommissioni in sostituzione di qualsiasi membro effettivo", continua ad essere vigente, trattandosi di una norma generale che afferma il principio di fungibilità tra membri effettivi e membri supplenti, non espressamente abrogata;
interpretazione confortata dall'art. 65 della l. n. 247 cit., secondo cui "fino alla data di entrata in vigore dei regolamenti previsti nella presente legge, si applicano se necessario e in quanto compatibili le disposizioni vigenti non abrogate, anche se non richiamate";
d) il predetto principio di fungibilità tra membri effettivi e membri supplenti, non modificato dalla nuova disciplina, trova la sua ratio nella particolarità dell'istituto della supplenza, volto ad assicurare lo svolgimento delle funzioni della Commissione in termini di effettività e tempestività, nel rispetto dei principi di buon andamento dell'azione amministrativa, fissati dall'art. 97 della Costituzione, atteso il rilevante interesse pubblico allo svolgimento delle sessioni di esami di abilitazioni professionali in termini di economicità e celerità
» (Consiglio di Stato, sez. IV, 23.2.2018, n. 1142;
idem, 21.4.2017, n. 1873;
8.2.2017, n. 558;
973/2017;
da ultimo Sez. IV, 20.07.2018 n.4408).

Trattandosi di un indirizzo consolidato, seguito non soltanto dal Consiglio di Stato ma anche dalla prevalente giurisprudenza dei TT.AA.RR. (T.A.R. Toscana, Firenze, sez. I 16 marzo 2018 n. 400;
T.A.R. Sardegna, Cagliari, sez. I 03 febbraio 2017 n. 85;
T.A.R. Veneto, Venezia sez. III 20 ottobre 2016 n. 1192;
T.A.R. Calabria, Reggio Calabria sez. I 18 ottobre 2016 n. 1010;
T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II 04 ottobre 2016 n. 1910;
T.A.R. Lombardia, Milano, 09 giugno 1987 n. 164), e che il Collegio condivide, non può ritenersi motivo di annullamento degli atti impugnati una diversa composizione della Sottocommissione deputata allo scrutinio degli elaborati rispetto a quella prevista dalla normativa di riferimento, essendo possibile la sostituzione dei membri titolari con membri supplenti anche rappresentativi di una diversa categoria professionale, purché sempre rientranti tra quelle prestabilite, come nel caso in esame.

Pertanto, la doglianza è infondata.

Con riguardo, poi, al tempo di correzione, il Collegio osserva che, secondo quanto affermato dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato e non soltanto, « In sede di impugnazione degli atti riguardanti l'ammissione alle prove orali della sessione di esami di avvocato i tempi di correzione degli elaborati scritti sono di per sé privi di significato, perché i componenti della commissione, in ragione delle specifiche competenze poste a base dei loro atti di nomina, sono perfettamente in grado di valutare in breve tempo un elaborato » (Consiglio di Stato, sez. IV, 27/09/2017, n. 4517;
T.A.R. Lazio, Roma, sez. I, 11/10/2017, n. 10185;
T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 10/06/2015, n. 994;
T.A.R. Campania, Napoli, sez. VIII, 03/11/2014, n. 5597).

La doglianza, pertanto, è infondata.

Il ricorso, dunque, va dichiarato improcedibile nei confronti di C M M e T S e rigettato nei confronti di tutti gli altri ricorrenti.

Considerato il sopravvenuto pronunciamento dell’Adunanza Plenaria n.7/2017, le spese processuali vanno interamente compensate tra le parti.

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